Di Alessandro Berardi
Protagonista di oggi su StarNewsItaly è Paola D’Alessandro, in arte LEDA P.
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| LEDA P |
La giovane cantautrice, classe ’97, si è fatta notare nel panorama musicale con “Allegra”, un brano intenso e delicato che affronta il tema della violenza domestica attraverso lo sguardo di una bambina.
Laureata con 110 e lode in Canto Pop presso il Conservatorio di Benevento, LEDA P vanta già importanti traguardi nel suo percorso artistico: il secondo posto ad Area Sanremo Tour 2017 con il singolo “È troppo tardi” (prodotto da Gianni Testa per Riserva Sonora) e la partecipazione al talent “IBand” su La5.
Il tuo brano “Allegra” affronta un tema estremamente delicato come la violenza domestica: da dove nasce la scelta di questo titolo e che cosa significa raccontare un dramma simile attraverso gli occhi di una bambina?
“Allegra avrebbe dovuto essere il mio nome d’arte: è stato il primo ad essermi venuto in mente. Poi ho pensato che fosse più adatto a raccontare una storia così delicata come quella della violenza domestica. Una bambina piccola, costretta a indossare la felicità e a renderla talmente grande da nascondere tutta la sofferenza e la paura che fanno parte della sua vita.
Ho partecipato a moltissimi eventi dedicati alla sensibilizzazione sulla violenza domestica e solo una volta ho sentito raccontare la storia di un bambino. Le donne, purtroppo, sono quelle colpite in prima linea, ferite fisicamente, mentalmente e psicologicamente, ma i bambini che osservano tutto nell’impotenza che ruolo hanno? Ho la sensazione che vengano protetti nel miglior modo possibile da parenti, assistenti sociali e dalle madri, ma che le loro ferite vengano lasciate lì ad alimentarsi da sole, generando mostri più grandi di palazzi. Così ho pensato che potesse essere importante ascoltare la voce di una bambina”.
Che messaggio desideri trasmettere, in generale, con la tua musica? Chi è LEDA P oggi nelle sue canzoni?
“Non penso di avere un messaggio preciso. Utilizzo la musica e la scrittura per esigenza personale di espressione, per metabolizzare gli eventi della mia vita, e ho scoperto che hanno tutto un altro sapore se cantati e suonati.
Nelle mie canzoni convivono un velo di nostalgia e uno di speranza. Una luce delicata color pastello regala la sensazione di un abbraccio al tramonto. LEDA P è infatti il lato malinconico di Paola, perché la musica è l’unico luogo dove mi sento libera di essere triste senza dover dare spiegazioni”.
Facciamo un passo indietro: quando e com’è nata la tua passione per la musica?
“La mia passione per la musica è nata all’asilo. Avevo circa tre anni e avevo scoperto “Di sole e d’azzurro” di Giorgia. La cantavo tutte le mattine in auto mentre mi portavano a scuola e ricordo che passavo giornate intere a pensare alla sua voce, alla musica, agli strumenti che sentivo nelle canzoni.
La mia amichetta del cuore un giorno era talmente esausta che mi disse una terribile bugia (che non ripeterò perché è un po’ macabra) per farmi stare male e, di conseguenza, stare zitta. Ricordo anche che, quando mi chiedevano che lavoro volessi fare da grande, rispondevo “Giorgia”: sicuramente intendevo fare la cantante, ma volevo essere leggera, espressiva, coinvolgente, profonda e magnetica come lei. Per me rappresentava una sorta di divinità e desideravo ogni giorno di poterla incontrare prima o poi. Il desiderio c’è ancora: una volta mi ha commentato un post su Instagram, quindi posso ritenermi soddisfatta”.
Hai una formazione importante, culminata con la laurea al Conservatorio di Benevento: quanto ha contato lo studio nel definire la tua identità artistica? Scrivi e componi tu stessa i tuoi brani?
“Domanda interessante, sulla quale rifletto molto ancora oggi. Sono sicura che lo studio della musica mi abbia aiutata moltissimo nel comprendere ciò che ascolto e leggo, nel decidere quali emozioni suscitare tramite l’utilizzo di determinati accordi piuttosto che altri, nell’avere la possibilità di suonare tutto quello che voglio grazie alla lettura degli spartiti.
Ma spesso ho sentito la necessità di un percorso più libero dalle regole e meno concentrato sulla perfezione. Il Conservatorio dà tutte le basi, le risorse e le competenze necessarie, ma, in persone come me, già molto precise, può far ricadere la ricerca della perfezione in un controllo quasi ossessivo, al punto da non sentirsi mai abbastanza pronti ad affrontare il palco. Ovviamente è un processo che migliora con il tempo, con il consolidamento del proprio pensiero e della propria personalità: aumenta l’autostima e la paura di sbagliare passa in secondo piano.
Io scrivo tutti i testi e le melodie. Spesso lavoro in piano e voce, quindi scelgo accordi e tonalità. A volte scrivo su beat già pronti di produttori, altre volte creo il beat insieme al mio produttore. Però non produco i miei pezzi perché non ho studiato per farlo e non ho ancora trovato il coraggio di provarci”.
Nel tuo percorso ci sono già tappe importanti come Area Sanremo Tour e la partecipazione a “IBand” su La5: che ricordi hai di quelle esperienze e cosa ti hanno lasciato?
“Area Sanremo Tour l’ho vissuta con moltissima leggerezza: non mi aspettavo nessun premio e, quando mi hanno premiata al Casinò, non avevo nemmeno ben capito dove fossi. Il premio comprendeva esibizioni e interviste a Sanremo durante la settimana del Festival e ricordo che dormivo quattro ore a notte, iniziavo le interviste per chiamata mentre ero ancora a letto a fare colazione e rientravo in hotel sempre a tarda notte.
Era stancante, ma mi sentivo una vera VIP (sorride).
“IBand” è stata più soft per gli orari, ma ero poco più grande e l’ho vissuta con il giusto peso. Ero con la mia vecchia band ed ero davvero al settimo cielo, perché per me non poteva esistere cosa più bella di una vacanza musicale a Roma con i miei amici. Cantare in TV mi è piaciuto tantissimo: mi sono sentita molto a mio agio, come se fossi nata per stare in quel posto. Entrambe le esperienze mi hanno lasciato moltissime emozioni positive e tantissimi bei ricordi che spesso vorrei poter rivivere. La musica mi sorprende sempre con la sua bontà e mi fa vedere la vita con lenti diverse, molto più colorate e luminose. Spesso me ne dimentico, ma lei me lo ricorda ogni volta”.
Inoltre, hai partecipato anche alla realizzazione della colonna sonora di una fiction andata in onda su Mediaset...
“Sì, sì! Ho lavorato per i due film “Din Don” e per la serie TV “Fragili” ”.
C’è un artista che ammiri particolarmente e da cui prendi ispirazione? Con chi ti piacerebbe collaborare in futuro?
“Coscientemente non prendo ispirazione da nessuno in particolare, ma riconosco che nelle mie canzoni si sentano distintamente le influenze di ciò che ascolto. Elisa si sente tantissimo, così come Giorgia, Annalisa e Francesca Michielin, e sicuramente qualche altra cantante incredibile.
Probabilmente mi piacerebbe collaborare con tutte loro… e poi con Lucio Battisti, Chet Baker e Pino Daniele in un mondo parallelo”.
Quali sono i tuoi progetti per il presente e per il futuro? C’è un nuovo brano in uscita?
“Ho scritto molti nuovi brani, ma non ho ancora deciso cosa produrre. In autunno usciranno alcune collaborazioni nelle quali sono solo un’interprete e devo dire che mi ha divertito molto questo lavoro.
Nel frattempo, questo mese mi vede impegnata con un calendario ricco di live. Tra gli appuntamenti già conclusi c’è il Festival Arona Insieme, dove ho aperto il concerto di Mondo Marcio insieme ad altri artisti emergenti. Ora sto lavorando ai prossimi appuntamenti e alle nuove uscite”.
Dove possono seguirti e ascoltarti i lettori?
“Potete trovarmi su Spotify, YouTube, Apple Music ecc. come LEDA P.
Su Instagram, invece, come ledap_music7”.

