Bruciare la vita per bruciare la terra: l’orrore senza limiti delle "torce umane" a quattro zampe

Di Alessandro Berardi

Recentemente, sui giornali e nei telegiornali, le cronache hanno riportato più volte una scena che sembra uscita da un film dell'orrore: gatti usati come inneschi per appiccare incendi nei boschi. La denuncia arriva direttamente dalla Protezione Civile della Calabria e dalle associazioni animaliste.

Un atto con una modalità di una crudeltà spietata: "Alla coda degli animali vengono legati degli stracci imbevuti di liquido infiammabile" — spiegano dall’associazione animalista AIDAA"per poi essere incendiati e fatti correre dove l’erba è alta, per innescare i roghi che poi si diffondono a causa della vegetazione secca".

Per i piromani non è solo violenza sugli animali, ma una tattica di fuga: il gatto si muove, il fuoco cammina con lui e il responsabile ha tutto il tempo di allontanarsi e crearsi un alibi.

Usare la disperazione di un essere vivente per distruggere ettari di bosco, case e fauna è la firma di chi ha del tutto smarrito l'empatia e non ha un briciolo di cuore. È l’ennesima dimostrazione di come il profitto, la vendetta o la pura follia possano cancellare qualsiasi rispetto per la vita.



Vendetta personale? Vandalismo? C'è chi sostiene che dietro questi roghi ci sia ben altro, ovvero l'ombra delle speculazioni edilizie e dell'affare riqualificazioni.

Di fronte a casi del genere, le solite condanne di circostanza fanno solo rabbia: per questo, l'AIDAA ha persino messo a disposizione una taglia di 1.000 euro per chiunque fornisca informazioni utili a condannare i responsabili.


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